No Fake - Se Gutenberg avesse brevettato la sua invenzione sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo…

No Fake - Se Gutenberg avesse brevettato la sua invenzione sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo…

Dal 10/02/2024 al 29/02/2024

Mostra che si terrà al Museo d’Arte Contemporanea Alberto Meli a Luzzana.

Inaugurazione: sabato 10-02-2024 alle ore 17:00.

La mostra rimarrà aperta dall’11-02 al 29-02-2024.

Aperture Mostra:

  • sabato 9:00-12:30
  • Domenica 15:00-18:00
  • Mercoledì 14:00-18:30 ed altri giorni, su richiesta.

 

No Fake

Se Gutenberg avesse brevettato la sua invenzione sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo…

Prima di approfondire i motivi per cui abbiamo dato vita a questo progetto, vorrei soffermarmi a parlare per un po’ di tecnologia. Senza andare troppo indietro si potrebbe partire citando Johannes Gutenberg, colui che diede un grande contributo con la sua invenzione alla diffusione della conoscenza, una tecnologia così importante che in pochissimo tempo si diffuse nella maggior parte delle città europee dando vita ad un’industria che vide nascere le prime grandi aziende del tempo. Molto presto, grazie alla diffusione massiccia della stampa, nacquero settori come quello della propaganda e della pubblicità, entro cui gli artisti diedero un enorme contributo consolidando il loro utilizzo commerciale.

Dobbiamo attendere però fino agli anni 60 con l’arrivo dei Situazionisti e della Pop Art americana, dove le persone vengono chiamate a riflettere sulla società del consumo.

Molto presto e quasi nell’immediato le tecnologie cambiano, tanto che negli anni 70 la TV è divenuta un oggetto di massa ma prima ancora di culto e di diffusione della verità. Ben presto ci si è accorti dell’enorme potere che questa modalità di diffusione delle informazioni può avere sulle persone, tanto che verrà utilizzata anche come potente mezzo di indottrinamento e di “creazione” della verità, oltre che di pura diffusione di informazioni.

In risposta, alla fine degli anni 80 è nato un movimento, tra attivismo e Robin Hood, chiamato “Culture Jamming”; i disturbatori culturali ovvero i Jammers prendono di mira le grandi società multinazionali, i marchi iconici e la loro massiccia diffusione sui mass media mostrando in certe occasioni quanto questi sistemi di informazione siano fortemente vulnerabili, condizionabili e pronti a diffondere anche notizie Fake. Questa esperienza nelle sue linee ha confermato artisti anonimi che, prima ancora della diffusione del Web, hanno fatto grandi campagne di disturbo culturale modificando il messaggio semantico su locandine, manifesti pubblicitari e sui muri.

Oggi a dopo più di 25 anni dalla nascita del Web, quello che era nato come una grande manifestazione di libertà si rivela un Sconfinato Golem da contenere e coscientemente domare.

Se Gutenberg avesse brevettato la sua invenzione sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo così come lo sarebbe diventato Tim Berners Lee.  Due grandi invenzioni senza copyright.

Negli anni 90 Nicolas Negroponte, l’allora direttore del Media Lab centro di ricerca con sede al MIT, parlava di inventare il futuro e prediceva, alla stregua di Nostradamus, gli scenari avveniristici del futuro prossimo; queste previsioni non riguardavano l’avvento di fantomatiche macchine volanti ma la diffusione dell’informazione sulle reti informatiche, e trasmissioni elettromagnetiche in formato digitale dove le nostre scelte, sarebbero state personali (o almeno queste erano le premesse). 

L’elogio ai media oggi cade in un profondo desiderio di protagonismo dove tutti per un momento possiamo diventare Vip, Influencer con milioni di persone pronte a riconoscere nelle nostre pubblicazioni la verità. I famosi “15 minuti” di Andy Warhol sembrano alla portata di tutti, in ogni momento.

Dal web 2.0 si è verificata una grande evoluzione; i linguaggi di programmazione integrati all’elementare HTML hanno generato applicazioni lato server capaci di interagire attraverso pagine dinamiche con l’utente; si è evoluto il web semantico con tutti i suoi benefici e le sue contraddizioni; si sono sviluppati i motori di ricerca che prendono in pasto metadati e identità, stringhe di dati capaci di dare al web la capacità di inferenza e dunque di intelligenza artificiale.

Dopo queste riflessioni la domanda legittima è: oggi tra influencer, negazionisti, complottisti, meme e fake, è ancora possibile parlare di jammers?

La risposta a questa domanda mi viene confermata da un’intervista che Henry Jenkins fece nel 2017. 

Il panorama internazionale è in questo momento saturo di questioni che in un mondo globalizzato riguardano tutti noi, come ad esempio le guerre, l’immigrazione, il cambiamento climatico, le pandemie, la nostra presenza sul web e le sue possibili conseguenze.

In questo paradigma di eventi e prendendo spunto dall’esperienza del Culture jamming, 70 studenti al primo anno dell’accademia ABA G. Carrara “Politecnico delle arti di Bergamo” hanno costruito immagini lavorando in post-produzione con l’intento di dare coscienza e far riflettere sulle nostre scelte presenti e future, senza vincoli di argomento. 

La difficoltà incontrata da ogni autore e il suo prodotto finale potranno essere discutibili, ma il valore insito nella difficoltà critica e riflessiva risultante dall’esporsi e trattare questi temi, oltre che il coraggio necessario per farlo, rimarranno parte indelebile del percorso personale di ciascuno.

Augustin Sanchez