Cronologia Storica del Comune

Era glaciale di Mindel

Luzzana é situata in VaI Cavallina, alla destra del fiume Cherio, sorge su un terrazzo alluvionale che andò formandosi nel postglaciale di Mindel (circa 480.000 anni fa).

Circa 435.000 anni fa ebbe inizio la seconda era glaciale detta di Mindel.

Un mare di ghiaccio, alto in VaI Camonica fino a 700-800 metri, raggiunse, nella sua massima espansione, Palazzolo sull’Oglio e straripò anche nella Val Borlezza fino a Clusone e nella VaI Cavallina fino a Entratico e Luzzana.

Quando, circa 124.000 anni dopo, iniziò il suo ritiro, lasciò alle sue spalle uno sbarramento tra i colli Niardo e Grena, all’imbocco della Va!le Cavallina e all’interno di questo un lago, chiamato in seguito Lago di Entratico. Il lago, durante lo scioglimento dei ghiacci, andò colmandosi di detriti fino a quando scoppiò. L ‘acqua trascinò via anche la ripiena, fatta eccezione di piccoli angoli tranquilli dentro le insenature della valle.


Tracce preistoriche (4500 – 2500 a.C.)

Lo scultore Alberto Meli da Luzzana, nel 1967, trovò in una discarica del Bragazzo un masso erratico grigio di forma ovoidale con singolari incisioni a tutto tondo scolpiti a colpi di selce.

Si trattava di un “idolo solare” o di un “calendario lunare” (prof. A. Agazzi) risalente all’età neolitica (4500-2500 a.C.)

Vi sono rappresentate le stagioni della semina, del raccolto e del riposo della terra. Ogn’una delle tre stagioni è rappresentata da un sole attorniato da lune a forma di coppelle. A parte c’è un’altra luna che sicuramente allude all’ anno bisestile.

 


Dai Galli ai Longobardi – Carta di Aucunda (830 d.C.)

Nel millennio, tra il 700 a.C. e il 774 d.C., sul nostro territorio si avvicendarono i Galli (700-222 a.C.), i Romani (222 a.C.-569 d.C.) e poi i Longobardi (569- 774 d.C.). Luzzana, come del resto anche gli altri paesi della bergamasca, conserva di queste popolazioni, tanti ricordi nei toponimi e nelle parole dialettali. Sono di origine gallica i toponimi Lintràdek, Maìk, Ransanìk, dove la desinenza -ek oppure -ik equivale a villaggio. Hanno relazione con la lingua romana: semper (sempre), sort (sorte), verbo (parola). Le parole, poi, legate ai Longobardi sono numerosissime. Basterà qui ricordarne alcune: sgràfa (artiglio), schèrs (presa in giro), stràk (stanco), lifròk (lazzarone), nàpa (naso), stènk (rigido), Aldo (nome di persona). In particolare, Luzzana conserva alcuni toponimi di origine longobarda: Gazzo o semplicemente Gaz (da cui pizzo Gazzo, colle del Gazzo) con il significato di foresta riservata e chiamato ancora fino ad oggi ”Boscaglia”: Ruk (da cui Ronchi, Ronco della Sorte e Roncazzo), per indicare un terreno a terrazzi ricavato dal dissodamento di un bosco: Murache che indica una serie di muraglioni costruiti a secco.

Carta di Aucunda (830 d.C)

La Sorte di Luzzana

Il nome di Luzzana lo troviamo scritto per la prima volta su una pergamena dell’Archivio Capitolare detta Carta di manifestazione o anche Carta di Aucunda dell’anno 830.

“Aucunda figlia di Stabile abitante a Torre (Trescore Balneario), conferma al vescovo di Bergamo Grasemondo la donazione fatta da suo padre, della metà di quanto gli apparteneva di una casa in Entratico, un brinio in Leoces (Trescore B.) una sorte in Luzzana, (sorte illa in Locosiana), una sorte in Plene, una sorte in Auno”

La sorte di Luzzana, detta fino ad oggi Ronco della Sorte, o semplicemente Ronchi, è l’area, tutta a terrazzi, posta a monte del paese. La parola sorte, di origine romana, ricorda i beni assegnati in sorte ai veterani che venivano posti in congedo. In questo documento appare per la prima volta il toponimo “Locosiana” ossia l’antico nome di Luzzana.

 


Le cinque torri (1200-1400)

I beni del Monastero di Terzo a Luzzana (1217)

A Luzzana, tra la fine de 1200 e la metà del 1400, sorgevano cinque torri: a Casa Mazzi, alla Costa, al Conventino, nel Fortilizio (detto anche Rocchetta) e nel Castello.L ‘attuale Minibar era nel 1303 la casa-torre della famiglia Terzi detta Togni. Lungo questo percorso passava una delle due strade della VaI Cavallina. Il ponte sul Bragazzo ne era una testimonianza. L ‘altra passava sulla sponda opposta della valle.

I beni del monastero di Terzo a Luzzana: Il monastero delle Benedettine di Terzo, il 30 aprile 1217, acquista da Vinfredo di Terzo 12 piccoli appezzamenti di terra posti in Luzzana,”in territorio de Lusiana”, per complessive 7 pertiche. La badessa Agnese, nella stesura dell’atto notarile, agisce a nome della comunità monastica. Il toponimo ha un’ ennesima variante.

 


La nascita del comune (1263)

Luzzana nell’ 830 era semplice località, nell’ 886 villaggio e nel 1263 comune indipendente. Negli Statuti di Bergamo del 1263, infatti, è citato nella forma latina ” Luxana ” assieme ai comuni limitrofi di “Trescùrio, Lintràtico, Tèrtio e Maìco”

 


La prima cappella

Francesco Zucco, nella tela della Crocifissione dipinta per la parrocchia di Luzzana nel 1618, ci ha conservato l’immagine della prima cappella. Era, noi diremmo oggi, di stile romanico. La troviamo descritta anche negli atti della visita pastorale di s. Carlo Borromeo a Bergamo: “La chiesa, a una navata, ha il soffitto fatto di travi e laterizi sostenuto da un arco posto nella metà di essa. Ha un’unica porta nel Iato meridionale e in alto sulla parete si apre una piccola finestra rotonda. L’altare maggiore è piccolo, posto ad oriente dentro la cappella a volta e in parte dipinta. Dal Iato dell’epistola c’è una finestra con vetro e sul lato sinistro, sempre dal lato dell’epistola, il piccolo altare della Scuola del SS. Sacramento a ridosso della parete”.

Fu costruita “per dominam Firmam de Sichis de Caravagio viduam et quondam uxorem domini Gualterij de Suardis civitatis Bergomi, que prefata domina Firma predictam ecclesiam dotavit” , “Gli abitanti di Luzzana – scriveva lo Scotti – devono la fabbrica della loro prima chiesa alla pia genèrosità della Signora Contessa Ferma de Secchi da Caravaggio, moglie e poi vedova del Conte Gualtiero de Suardi di Bergamo, rendendosi così benemerita verso questa popolazione col fornirla di chiesa mentre prima non ve n’era alcuna ne vi è traccia o memoria che vi fosse stata. Dovevano quindi i terrazzani di Luzzana necessariamente recarsi ad altra chiesa per adempiere i loro doveri religiosi (e saranno state senz’altro le Vicinìe di Entratico, Borgo di Terzo), o al Monastero delle Benedettine situato nella località di Terzo detta ‘Aria’, per i battesimi dei neonati, non essendovi battistero in nessuna parrocchia fuorche nella plebana, avranno dovuto andare a Mologno che è la plebana della Valle Cavallina.

Ritornando ora alla pia fondatrice della prima chiesa di Luzzana, io ritengo per certo che quella pia Signora fosse una di quelle nobili donne di Bergamo, che datesi a vita devota professassero le regole proposte da S, Bernardino da Siena nelle diverse epoche in cui venne a Bergamo. Due volte infatti fu a Bergamo S. Bernardino nel 1411 e nel 1422, e vi si fermò ambedue le volte parecchi mesi, e fra le molte opere compiute dal Santo nel tempo in cui dimorò a Bergamo fu la riforma del Monastero di Rosate situato sul monte Aureo proponendo a quelle religiose regole tratte in gran parte dalle regole di S. Francesco.

Grande fu il frutto che raccolse s. Bernardino a Bergamo, così che non solo molti del volgo si ridussero a migliori propositi, ma molti altri della più eletta nobiltà d’ambo i sessi abbracciarono le regole del Santo. Del numero di questi io non dubito che fosse la generosa fondatrice della chiesa di Luzzana, la Contessa Ferma de Secchi. E non senza motivo lo affermo, e prima per aver Ella fondata questa parrocchia sotto l’invocazione o come si dice ora sotto il titolo di S. Bernardino. poi ancora per la venerazione in cui era tenuto S. Bernardino a Bergamo in quel tempo, quindi dal tempo in cui venne fondata questa chiesa come dirò più innanzi.

Dal matrimonio, finalmente, della Contessa Ferma Secchi di Caravaggio col Sig. Conte Gualtiero Suardi di Bergamo, io credo, che sia provenuto quel ramo della Famiglia Suardi che poi si chiamò dei Conti Secchi-Suardi, o perché nella contessa Ferma veniva a estinguersi la famiglia dei Secchi o per altra ragione, aggiungendo insieme le due nobiltà e riunendo i due stemmi gentilizi in uno solo, il qual ramo poi venne ad estinguersi nel suo ultimo rampollo chiamato comunemente il Conte Leonino dei Secco-Suardi, morto in quest’ultimi anni.

La Contessa Ferma de Secchi, però, non si limitò alla costruzione della cappella, ma la dotò fondando la Cappellanìa di S. Bernardino. Contemporaneamente i proprietari Cristoforo de Giorgi e Bartolomeo de Suardi donarono alla Chiesa, per l’ abitazione del sacerdote, la prima casa parrocchiale. La data della costruzione della prima cappella non risulta dai documenti finora consultati, ma sicuramente si può datare tra il 1455 e i11460.

La piccola e povera chiesa aveva, secondo il “Vecchio Rotolo” del 1510, buoni arredi: un messale manoscritto, un calice con piede di rame e coppa e patena d’argento, una campanella, un paliotto di stoffa, con la figura di Gesù, fatto e ricamato a mano, una croce di ottone acquistata da Francesco Togni e dai suoi fratelli in esecuzione del testamento del padre e un tabernacolo in rame con la cupola d’argento.

Purtroppo, questi preziosi arredi sono andati perduti, ad eccezione della croce dei Togni, che il Pagnoni identifica con una croce astile bizantina in rame con gustose medaglie a sbalzo del secolo XV°.

La chiesa vecchia

La 2 a chiesa, quella di Piazza Castello, che noi chiamiamo «vecchia», fu costruita sull’area della precedente da don Lorenzo Zapella tra il 1630 e il 1635 e fu consacrata il 19 ottobre 1635 da Mons. Luigi Grimani, vescovo di Bergamo. Il suo orientamento, rispetto alla cappella precedente, fu capovolto da oriente a occidente. Il campanile, piuttosto basso, costruito nel 1601, fu ristrutturato e sopraelevato tra il 1631 e il 1656, come si può ancora vedere sulle pietre datate e murate rispettivamente alla sua base e alla sua sommità. La facciata fu rifatta dalle fondazioni (1742-1747) in concomitanza con la costruzione della bella canonica e dell’elegante porticato in marmo di Zandobbio. Alcuni affreschi secenteschi e settecenteschi sono stati ricuperati, ma la maggior parte è andata perduta per infiltrazioni d’acqua dal tetto. Fino al 1810 fu usata anche come cimitero.

 


Il dominio veneto (1427) e il dominio visconteo (1439)

Il dominio veneto (1427)
Nel 1427 il Comune di Luzzana passò sotto il dominio della Repubblica Veneta.

Il dominio visconteo (1439)

Ne 1439, però, cadde sotto il dominio visconteo, quando l’ esercito del duca di Milano conquistò la Valle Cavallina, che tenne fino al 14 maggio 1440. Il ritorno del dominio veneto (dal 14 maggio 1440 fino al 1797). Il dominio veneto, dopo questa breve pausa, durò fino al 1797. Il Senato della Repubblica Veneta tentò di fondere Luzzana con Borgo di Terzo, Vigano, Berzo e Grone, ma trovando forte resistenza, vi rinunciò.

 


Visita di S. Carlo Borromeo (24.10.1575)

La visita pastorale di S. Carlo Borromeo a Luzzana, della Pieve di Mologno, venne fatta il 24.10.1575 per mezzo del vicario Mons. Piono. La chiesa era piccola, a una navata, di stile romanico, con tetto a capriate di legno e laterizi.

Aveva due altari:

– quello maggiore rivolto ad oriente, piccolo, posto in una cappella a volta in parte dipinta, lunga 6 braccia e larga …., sopra alcuni gradini in laterizio;
– quello della Scuola del SS. Sacramento sul lato sinistro , largo 3 braccia. Questo altare era sprovvisto di icone, candelieri e di balaustra.

Il pavimento era in disordine,davanti all’altare maggiore pendeva addirittura la corda della campanella, e i paramenti venivano conservati in una cassapanca a fianco dell’altare. Ma c’era anche una nota positiva: il SS. Sacramento era conservato assiduamente in una pisside di ottone con coperchio d’argento, posta in una finestrella sopra i gradini dell’altare maggiore. Mancava però il tabernacolo.

L’ingresso era sul fianco meridionale della chiesa e sopra la porte c’era una finestra a rosone chiusa da un telo. Una seconda finestra si apriva sul lato dell’epistola, ossia a meridione. A occidente la chiesetta era chiusa da case.

Nel cimitero, aperto sul lato meridionale, c’erano alberi e viti. In esso vi era pure una cappella con cupola dipinta, sotto la quale era posto l’altare di S. Rocco che poi per ordine del visitatore sarà demolito per far posto alla sagrestia.

Gli abitanti erano 170 di cui 80 da comunione. Il curato era Pré Bettino de Romanis da Borgo di Terzo. La Cura, di Giuspatronato della famiglia de Georgijs da Pavia, aveva, di beni stabili, solo una casetta e un podere di 4 pertiche. Il Beneficio rendeva circa 250 lire l’anno per la cui riscossione c’erano continue liti. Tale rendita proveniva quasi esclusivamente dalle decime.

 


La peste (1630)

Gli anni 1630 – 1631 furono per la popolazione di Luzzana anni molto duri, non tanto per il numero limitato di morti causato direttamente dalla peste, ma soprattutto per i disagi, gli stenti, le privazioni, la paura e la stessa fame che causarono un numero tre volte superiore di decessi.

Negli anni 1630 – 1631 a Luzzana morirono 30 persone (su una popolazione di 198 anime) , di cui solo 7 di peste.

1) Giov. Pietro de Molendinis d’anni 32, il 12.12.1630, morì di peste e fu sepolto nel Campello;

2) Prospera de Molendinis d’anni 24, il 24.12.1630, fu sepolta, per peste, nel suo campo;

3) Paola de Molendinis d’anni 19 , fu sepolta nel suo podere, per peste:

4) Lucrezia de Testori d’anni 2, fu sepolta per peste, in giardino;

5) Giovanni Batt. de Molendinis d’anni 15, fu sepolto nel suo podere, per peste;

6) Santa Molendini d’anni 15, il 24 dicembre 1630, sepolto nel suo podere, per peste;

7) Gennaro de Molendinis d’anni 49, fu sepolto nel suo podere, per peste


Il Codice Napoleonico (16.01.1806)

Il campo santo. Il 16 gennaio 1806 veniva emanato un Decreto che promulgava per il Regno d’Italia il “Codice Napoleonico” che, tra le altre cose, dava nuove norme per la sepoltura dei morti.

Il parroco D. Vincenzo Chiappati consegnava ai posteri questa memoria: “Essendo stato fatto, per Decreto del re Napoleone, in questa Comunità (come anche negli altri Comuni) un Cimitero con il nome di Campo Santo dove da oggi in poi, per lo stesso Decreto, dovranno essere tumulati tutti i corpi dei defunti… in data odierna, 24 settembre 1809,… io Vincenzo Chiappati Rettore di questa chiesa, …ho benedetto”. Il cimitero fu eretto nel luogo detto “ALLA CROCE”, all’inizio della duplice via che porta una a Terzo e l’altra a Borgo di Terzo. Il 2 agosto 1810 Giacomo Barcella, per primo, prese la strada del “Campo Santo”. Un secolo più tardi, e precisamente nel 1907 , si dovette procedere alla costruzione di una seconda ala. Don Angelo Scotti scriveva: “Si sta costruendo il cimitero nuovo (si tratta evidente- mente di un ampliamento) e il Comune ha già disposto per l’erezione della Cappella e il sepolcreto per il clero e potrà essere pronto. ..per il giorno della visita pastorale” che sarà fatta da Mons. Giacomo Maria Radini il 21.10.1907.

 


Napoleone e la Repubblica Cisalpina – (decreto del Viceré 31.03.1809)

La Repubblica Cisalpina con decreto del Viceré, in data 31.3.1809, aggregò il Comune di Luzzana e Borgo di Terzo con Entratico, Berzo San Fermo, Vigano San Martino e Grone.

 


Nuova autonomia comunale con il dominio austriaco e con il regno d’Italia

Passata la baraonda napoleonica, con l’arrivo dell’Austria (1816) Luzzana tornò alla sua indipendenza, e continuò con il Regno d’ltalia (1860).

 


Perdita dell’autonomia comunale durante il fascismo

Il Fascismo, con decreto 26.4.1928, unì il comune di Luzzana ad Entratico, riducendolo, per la seconda volta, a rango di frazione.

 


La ricostituzione del comune (17.01.1948)

Il 19.10.1947 il comune di Luzzana fu ricostituito con la circoscrizione preesistente al 1928. L’artefice di questo ritorno fu il parroco don Leone Gamba e il sindaco Giovanni Bertocchi. La loro gioia e quella dell’intera popolazione la troviamo descritta nella cronaca parrocchiale.

“17.1.1948. In occasione della Festa Patronale di S. Antonio, si inaugurarono anche gli uffici del ricostituito comune di Luzzana. Pittoresca fu la carovana che si portò a Entratico per il prelievo dei mobili e degli atti d’ufficio da portarsi nella sede del nuovo comune. Sulla strada nazionale (a Cà Paris) si era riunita tutta la popolazione e all’arrivo dei carri e di un motofurgone, imbandierati ed infiorati, si ordinò il corteo. Dietro i mezzi di trasporto, la musica, la bandiera nazionale con le autorità e tutta la popolazione, divisa in 4 plotoni alternati da bambine in bianco, con mazzi di fiori. Colpi di petardo, suono di campane e canti di allegria erano indici nella comune esultanza. Nella nuova sede municipale, presenti, oltre le Autorità locali, anche il Commissario Prefettizio e parecchi rappresentanti di Entratico, veniva offerto un ricevimento.

Fino a tarda sera, senza alcun incidente, durò la Festa nella più spontanea fratellanza d’anime. Così, dopo vent’anni dalla soppressione imposta dal Fascismo, Luzzana riprende il suo cammino come libero comune e saprà, consapevole delle difficoltà da affrontare, sottoporsi ai sacrifici che le esigenze della sua vita autonoma comportano. Va ad ogni modo sottolineato l’esemplare comportamento delle popolazioni dei due Comuni di Entratico e Luzzana per cui la separazione ha potuto verificarsi nel più amichevole e sereno spirito di comprensione, ciò che non avvenne nel 1928, data dell’unione”.

La nuova chiesa

Negli anni 1887 – 1893 veniva edificata l’attuale chiesa parrocchiale di San Bernardino da Siena, situata su un piccolo sperone panoramico. All ‘ interno si conservano alcuni quadri pregevoli, del Lolmo, dello Zucco, dei Guardi e diverse sculture di Alberto Meli. I tre altari principali in marmi policromi, provenienti, come i quadri suddetti, dalla vecchia parrocchiale (oggi ridotta a ripostiglio), sono opera della bottega dei Caniana.

 


Il recupero del Castello Giovanelli (12.12.1989)

Storia recente del Castello Giovanelli

Il castello di Luzzana, uno dei più interessanti della nostra valle, è un’eredità che l’Amministrazione Comunale di Luzzana ha acquisito con tenacia, consapevole di doverla trasmettere alle nuove generazioni, potenziando le strutture sociali e sicura che il suo ricupero e la sua riqualificazione è preziosa per riportare alla luce un periodo significativo del nostro paese. Il castello nei secoli scorsi è stato il centro sociale ed economico non solo del paese e della valle, ma certamente un sicuro punto di riferimento delle attività dei Giovanelli nella Bergamasca.

Riportarlo al centro della vita sociale della comunità attuale è quindi un modo per ripercorrere il passato, ridando splendore ad un edificio che per decenni è rimasto chiuso e pressoché inutilizzato, rischiando il più completo abbandono. Prima di poter concludere l’atto d’acquisto, avvenuto il 12 dicembre 1989, l’Amministrazione Comunale presieduta dal sindaco Italo Ghilardi aveva avuto innumerevoli contatti con la proprietaria Gina Grasseni, protrattisi per diversi anni, senza tuttavia mai riuscire a raggiungere l’obiettivo.

Solo la pazienza degli amministratori comunali e l’incoraggiamento dell’allora parroco don Felice Bellini riuscirono a far superare i non pochi ostacoli, tra i quali il non trascurabile aspetto finanziario. Il preliminare venne sottoscritto dalle parti, subordinando l’ acquisto al reperimento dell’intera somma non indifferente di trecento milioni. Successivamente l’ Amministrazione Comunale si è attivata su due fronti: da una parte ha incaricato l’architetto Gualtiero Oberti di realizzare un progetto complessivo di ricupero, suddividendo poi a lotti i vari interventi; dall’altra ha inoltrato richieste di contributi che non hanno tardato ad essere concessi e che in poco tempo raggiunsero la bella cifra di un miliardo e ottanta milioni.

La prima fase del progetto di ristrutturazione di un’ala è stata recentemente completata, con la realizzazione di tre mini alloggi ad uso abitativo, dei quali i principali fruitori saranno gli anziani. Il progetto, realizzato dalla ditta Battista Manenti di San Paolo d’ Argon, ha prestato particolare attenzione alle barriere architettoniche, alla tipologia strutturale e storica ed ha saputo mantenere vive le testimonianze dei nostri avi.

La scelta del colore e della pavimentazione non è stata casuale, ma ha voluto essere un legame ed un collegamento tra la storia del nostro castello, terra dei Giovanelli, con la cultura veneta del Seicento. Il pavimento a lisca di pesce si rifà al graffito caro ai Giovanelli, difficile da cogliere, vuole essere un richiamo che la storia continua. Al piano terra dell’edificio sono stati ricavati un ingresso con sala comune di accoglienza. Al primo piano si accede ai mini alloggi con scala interna e con ascensore per disabili. I tre mini alloggi, curati nei minimi particolari, comprendono una cucina ampia e luminosa, una camera ed un bagno con piccolo disimpegno.

L’obiettivo primario dell’intero progetto tuttavia non si limita alla semplice creazione di alloggi, ma all’apertura di un museo, di un centro di ricerca storica e artistica permanente. Ecco allora la possibilità di rimuovere in futuro alcune pareti divisorie e di trasformare il tutto in un unico locale, senza ulteriori lavori in quanto i pavimenti, gli intonaci e gli impianti sono già stati predisposti per tale trasformazione. Allo stato attuale due nuovi lotti risultano già appaltati. Si tratta della nuova sede della Casa Comunale che occuperà l’intera ala nord ed il secondo lotto, anch’esso già finanziato, prevede la realizzazione della biblioteca, della cineteca e della sala di lettura. Si sta già pensando al progetto di sistemazione dell’area esterna, alle facciate e all’utilizzo del restante spazio per l’ambulatorio, alcune sale per l’attività di vari gruppi e la possibilità di ricavare nella corte interna la sede estiva di manifestazioni. A grandi passi, come nell’intento dell’Amministrazione Comunale, il castello sta ritornando ad essere “pietra viva” per l’intera comunità: è la realizzazione di un grandioso progetto che nessuno dieci anni fa avrebbe sognato.

 

 

Italo Ghilardi
da Luzzana volume terzo di Felice Bellini